I post sono COPYRIGHT by caffeina66 e arietta. Copiare in questo caso è un reato e noi siamo molto battagliere.  

L’argomento CAFFE’ è di una vastità immane. Ha in sé un tale potere aggregante che nel corso dei secoli ha tracciato traiettorie meravigliose di pensiero e di costume. Ha ispirato epoche, ha sostenuto artisti, è diventato un cult dagli infiniti rimandi, diventando espressione di cultura e culture, appunto. Questo blog nasce dalla mia passione per il caffè. Probabilmente un giorno riuscirò a dargli l’impostazione che da sempre progetto ma al momento sono qui per parlarne attraverso storie e storia. Gli argomenti correlati a questo must spaziano in talmente tante direzioni che l’impresa mi si prospetta davvero ardua. Cercherò (con poca chiarezza forse, ma con immenso entusiasmo) di avventurarmi su questo percorso, assolutamente mio, e dare un senso alle migliaia di informazioni e immagini che nel tempo ho ricercato (ma anche che mi sono state regalate, segnalate) e amorevolmente conservato. “Alla fine morirai con tutto questo caffè” dice sempre mia madre…..ed io penso che se proprio deve accadere, allora che sia per opera del più caldo, eccitante, forte degli amanti. Quando il caffè diventa occasione per parlare di molto altro. caffeina66

   

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sabato, 22 dicembre 2007
- 10:45

 Auguri 

caffe_natale[1] 

Buon Natale di cuore.



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sabato, 17 novembre 2007
- 10:07

 I luoghi del caffè II 

Ho appena preparato il caffè, mi seggo al tavolo della cucina e guardo fuori dalla finestra, in un sabato mattina autunnale che imita alla perfezione quelli che si susseguono in inverno.

Amo questi attimi pigri e lenti, mi lasciano il tempo di gustare la vita che in questo istante sa di miscela BAR macinata fine (per caffettiera).

Ieri sera, leggendo un libro sorprendente, ho trovato questo passo  ed è stato inevitabile pensare a voi e a me e a questo ambito per troppo tempo lasciato a riposare. E’ giunto il momento di riaprire i battenti e di dar luce e aria a questa sala.

Ecco questo delizioso passo:

“Els Quatre Gats* si trovava a 2 passi da casa nostra ed era uno dei posti di Barcellona che amavo di più. Lì, nel 1932, si erano conosciuti i miei genitori e io, almeno in parte, attribuivo la mia esistenza al fascino di quel vecchio caffè.

Draghi di pietra vigilavano la facciata nascosta in un alternarsi di ombre e i suoi lampioni a gas congelavano il tempo e i ricordi.

All’interno si respirava l’aria di un’altra epoca. Ragionieri, sognatori e apprendisti di genio sedevano ai tavoli con i fantasmi di Pablo Picasso. Isaac Albèniz, Federico Garcìa Lorca o Salvador Dalì. In quel locale anche un pezzente poteva sentirsi  protagonista della Storia al modico prezzo di un caffè.”

els quatre gats 2

Els Quatre Gats è uno dei caffè storici della città di Barcellona. Fondato nel 1897, questo bar-tapas si è rapidamente trasformato in un luogo d'incontri "bohème" degli intellettuali. Tutti i grandi artisti dell'epoca si sono seduti a questo bar (Santiago Rusinyol, Ramón Casas, Joaquín Mir, Isidre Nonell, Anglada Camarasa, Rubén Darío et Gaudí).

 

els quatre gats 1La prima mostra individuale di Picasso ebbe luogo proprioquinel1900.
L'edificio, la Casa Martí, una delle prime opere di Puig i Cadafalch, costituisce un modello di architettura moderna
Oggi, Els Quatre Gats è un luogo romantico, con una decorazione originale.
els 4 gats

l

Il libro che mi sta facendo compagnia in questi giorni è “ L’ombra del vento” di Carlos Ruiz Zafòn e non nascondo di esser stupita dal fatto che ci sia ancora chi riesce a scrivere così, incantando solo con le parole, senza teorizzazioni sterili o ipotesi improbabili. Mi lascio dunque guidare dall’amore per i libri che si impara in queste pagine.



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sabato, 03 novembre 2007
- 11:00

 I luoghi del caffè I 

(caffè solo - Robert Brown)

Ha un fascino particolare essere seduti ad un caffè, si è soli, rinchiusi entro il proprio vissuto che ad altri neanche traspare e insieme  uniti alla varia umanità che giunge o va via. Nella letteratura vi sono momenti importanti, riflessivi, illuminanti bloccati  entro le mura di un caffè o ad un tavolino in fondo….

In questa pagina…

“Nel caffè dalle pareti appannate il fumo non era mai voluto uscire.

 Qualcuno apriva le vetrate ma il velo non si scioglieva,

rimaneva nell’aria, si acquattava, addensandosi si alzava

e si rifugiava dietro gli stucchi scrostati e aspettava

che le vetrate si chiudessero per ridiscendere rapido tra i tavoli

regalando al marmo la sua vecchia umidità”

Giuliana Morandini* disegna i tratti dell’angoscia della protagonista del suo romanzo “ Caffè specchi” Katharina Pollaczeck . La vicenda narrata è quella di una madre che giunge in una città che non ama per lottare per l’affidamento del figlio. L’animo di questa donna è grigio come il cielo dal quale una pioggia fitta cade…lacrime di madre e mentre una piccola orchestra riporta i suoi pensieri ad un reale pesante (la battaglia legale in atto e le scarse possibilità di vittoria) per  un attimo tutto è stato solo un’illusione, la gente indifferente sparisce tra la densità del fumo…dei respiri, del vivere.

Al chiuso di un caffè ogni momento è un momento in pausa. E quella pausa ha un gusto. Un aroma. Un senso.

 

 

*Giuliana Morandini vive tra Roma e Venezia. I suoi romanzi evocano un'atmosfera mitteleuropea: I cristalli di Vienna (1978), Caffè Specchi (1983, Premio Viareggio), Angelo a Berlino (1987, Selezione Premio Campiello), Sogno a Herrenberg (1991), Giocando a dama con la luna (1996). Costante è poi la sua attenzione ai problemi femminili: …E allora mi hanno rinchiusa (1977) e La voce che è in lei (1980).



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lunedì, 29 ottobre 2007
- 11:56

 Il caffè ritorna... 

avatar2Cercavo qualcosa di speciale per il mio ritorno su caffè…grazie, per cui ho cercato, smistato, selezionato e alla fine ho trovato questa delizia che forse col caffè c’entra poco  ma è una gran gioia per gli occhi e per il cuore.

Ed è anche un modo per sensibilizzare gli animi a non lasciare che questi piccoli chicchi di vita rovinino giù dagli strapiombi come sacchi di immondizia.

Come è possibile farlo? E adesso…

La ninna nanna del chicco di caffè

 



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mercoledì, 05 settembre 2007
- 12:38

 Belle Epoque e caffè chantant (cenni storici) 

 

Gli anni compresi tra il 1871 e il 1914 rappresentano una delle epoche  tra le più affascinanti che l’Europa abbia conosciuto.  Le arti e le scienze si svilupparono con una intensità ed una vitalità incomparabile al punto che chi visse in quell’età pensava che a quel benessere non ci sarebbe stata fine. Ma a fronte di tutto lo sviluppo e dell’apparente stabilità politica serpeggiava l’insidia di un futuro devastante – la grande guerra-

Politicamente  le nazioni vivevano situazioni proprie non del tutto tranquille, anzi diciamo che furono scosse da emblematici scandali come l’affaire Dreyfuss e il fallimento della compagnia del canale di Panama in Francia , l’arresto di Oscar Wilde per omosessualità in Inghilterra, il fallimento della banca Romana per un debito pari a 2 milioni di lire che coinvolse Giovanni  Giolitti e Francesco Crispi in Italia. Senza sottovalutare l’accresciuta prepotenza germanica e la crescita sui mercati internazionali dell’economia americana.

 

Ma dopo tempo immemore, la popolazione continentale aveva bisogno di divertirsi comunque e smodatamente.

Guglielmo Marconi spinse in avanti il mondo con la scoperta della radiotelegrafia incalzata, in seguito, dalla telefonia. I fratelli Lumiére incantarono gli spettatori con la loro fotografia in movimento regalando ai posteri l’ultima arte ovvero il cinema.

Ovviamente il benessere e il progresso furono a vantaggio della borghesia relegando invece le classi meno abbienti, quella contadina e operaia, ad una condizione di aggravato disagio. La produzione a opera di macchine aveva scalzato le risorse umane sia in campo agricolo che industriale, era stato esteso il voto ma non alle donne.

L’immagine felice della Belle Epoque nascondeva tensioni e rivalità.

Alla fine del XIX secolo  la capitale francese assurgeva al ruolo di capitale della Belle Epoque.  La ville lumiére si prestava a perfezione a questo ruolo per il fermento, le frequentazioni e  la gioie de vivre che la contraddistinguevano ,  infatti accoglierà e coccolerà nobili e borghesi europei e fornirà ad artisti e letterati il terreno più fertile per l’attecchimento di nuove correnti spontanee ed affascinanti. Si ingrandì creando  scenari  coreografici di grande effetto  come i famosi giardini e i  Campi Elisi e una nuova meraviglia vedeva il suo completamento, il magnifico  teatro dell’Opéra. Ma fù anche il periodo delle grandi esposizioni la prima fra tutte L’esposizione universale di Parigi del 1889 che regalò alla città e al mondo intero il simbolo di un’era: La Tour Eiffel

Già intorno al 1725 nasceva a Parigi la società Letteraria, con sede  al caffè Coveau nei pressi del palazzo reale. Questa congregazione  si proponeva di  sviluppare la canzone come genere letterario. Nei primi anni del 1800 “Le coveau moderne”, come venne chiamato in seguito, fu ampliato affinché potesse assicurare un maggior numero di posti a sedere  ed offrire al pubblico l’elaborazione dei testi di cui si faceva promotrice  accompagnati dalla degustazione della bevanda nera ed esotica. La coreografia era limitata ad un piccolo palco sul  quale prendevano posto gli elementi di una piccola orchestra e una cantante.

Il successo di questa idea fu tale che presto tutti i proprietari di caffè si organizzarono in questo senso realizzando spettacoli sempre più ricchi e organizzati. Nascono così i caffè chantant…

Gli avventori dei caffè cominciarono ad essere intrattenuti con piccoli numeri o quadri nei quali cantanti, ballerine, comici e quant’altro si esibivano mettendo in mostra le loro capacità artistiche. I quadri di apertura vedevano l’esibizione di artisti minori e man mano che ci si avviava verso la conclusione la scena veniva calcata da le vedette maggiori e dagli artisti più attesi.

I caffè chantant diventarono dunque veri e propri appuntamenti giornalieri seguiti ed acclamati , definendo marcatamente i contorni di un momento storico e culturale tra i più decantati.

Nasce il Moulin Rouge,  Les Folies Bergère, Le Chat Noire.

Era cominciata la voluttuosa moda del can can.

 Nobili, militari, commercianti, banchieri giungevano a cercare svago e distrazione nei sorrisi sensuali delle ragazze che si esibivano sul palco e che  tra i rigonfiamenti dei mutandoni  lasciavano intuire forme solo immaginate.

Quella dei caffè che usavano numeri di intrattenimento divenne una vera e propria moda che invase non solo la capitale francese ma in seguito anche Vienna, Roma, Napoli e le grandi città del vecchio continente….continua

 



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giovedì, 30 agosto 2007
- 08:39

  

Per chi volesse leggere arietta può farlo su:

WWW.arietta.splinder.com



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martedì, 28 agosto 2007
- 17:35

 La belle epoque e i cafe chantant 

L’Inghilterra, nella seconda metà del diciassettesimo secolo  vanta il primato per  la nascita delle prime coffee house  europee, ovvero luoghi di degustazione della ormai apprezzata bevanda ma anche di ritrovo e di confronto.

Questa novità raggiunge presto tutte le altri capitali continentali e già all’inizio del secolo successivo ogni metropoli vanta un “caffè” d’eccellenza, tana per menti intellettuali e liberali, piazza per la divulgazione di idee e vedute, proscenio di scontri talvolta fisici di gente comune ma anche luoghi di intese politiche e scambi professionali. L’illuminismo e il romanticismo si avvicendano con l’incalzare della storia incuriosendo le menti e spingendole ai margini della cultura, non ancora alla portata di tutti. Soffia un vento nuovo sul vecchio mondo e porta sentore di cambiamenti  e di fermento, presto tutti saranno pronti per accogliere la “Belle Epoque”.

La Belle Epoque fu quel periodo storico, che dal 1870 allo scoppio della prima guerra mondiale, determinò una rivoluzione sostanziale negli usi e nei costumi dell’intero mondo occidentale innescando l’affascinante meccanismo della modernità.

Travolse la storia affondando il proprio carattere “godereccio” sul molle strato della stabilità politica, inondò la vita comune di servizi nuovi che migliorarono la vita, donò conoscenze nuove a sorreggere la medicina ed infine sedusse gli animi con l’arte e la cultura. Concesse ottimismo e sfarzo prima dell’ecatombe mondiale e della grande depressione.

Ovviamente questo breve excursus serve a delineare la scena ad uno degli argomenti più appropriati per questo blog :

I caffè chantant.

Il materiale a mia disposizione è talmente tanto da doverlo organizzare con ordine e precisione cercando di tracciare le coordinate storiche, geografiche e culturali di quest’era gaudente. Un viaggio  tra le pieghe de costumi della bella Otero e delle sciantose partenopee con tappe obbligatorie negli studi di Toulouse Lautrec e degli impressionisti, nelle cantine di proiezione dei fratelli Lumière, sugli spalti delle gare sportive, nelle redazioni dei giornali  e nelle stazioni ferroviarie fra le partenze e gli arrivi delle idee  nuove.

Un’impresa non indifferente ma sicuramente stimolante…(a presto)



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venerdì, 24 agosto 2007
- 10:51

  

“Il caffè è l’oro dell’uomo qualunque e come l’oro, dà a ognuno la sensazione di lusso e nobiltà.”

Abd-al-Kadir

 

…..E come l’oro subisce variazioni al rialzo nel prezzo ,variando di poco da luogo a luogo.

Diciamo che il prezzo medio è di circa 80 centesimi a tazzina, considerando che al sud lo si paga poco meno, circa 70 e al nord fino a 85-90 cents.

Ma dalla fine di settembre le cose cambieranno (in peggio).  Infatti Torino, la città con più bar in Italia, 1 ogni 190 abitanti, sarà la prima ad attestare il prezzo ad ( comodo?) 1 €. Seguiranno a ruota i grandi centri e poi tutti gli altri. Per cui se un piccolo impiegato spendeva 24 € (per un caffè al giorno) al mese, dal prossimo autunno dovrà mollarne 30 o raddoppiare la cifra nel caso facesse 2 puntatine al bar quotidianamente…..davvero roba da ricchi. L’Epat, l’associazione esercizi pubblici si giustifica asserendo che il prezzo del caffè va di pari passo con quello dei quotidiani e noi comuni mortali ci domandiamo “ma che scusa è?”…. nella speranza che la fazione opposta, ovvero l’associazione dei consumatori si prepari a dare battaglia ad armi pari…..

Andare al bar sotto casa o a quello dell’amico o nell’altro dove c’è una cassiera da paura è ormai un appuntamento quotidiano che ci aiuta ad affrontare meglio la nostra giornata….perchè vogliono rendere davvero amaro il gusto nel nostro elisir di eterna energia?

Ma se  siete in vacanza o volete sentirvi davvero dei paperoni anche solo per pochi istanti….passate dal caffè Florian di Venezia, lì un caffè al tavolo potete pagarlo anche 4€…. ma certi piaceri non hanno prezzo.

Io, in una nota caffetteria bolognese ho pagato (consapevolmente) un caffè in tazza la bellezza di 12 €. Ovviamente sapevo si trattava di un caffè davvero pregiato.

L’avere saputo in seguito che questo CRU riposava per mesi nel letame di lama in Perù mi ha fatto restare di mer…..

Buona giornata.



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mercoledì, 22 agosto 2007
- 11:26

 rieccomi 

Finalmente……
Preparo una bella tazza di caffè fumante e mi seggo davanti al PC.
Mi sono concessa un bel periodo di riflessione e riconoscendo a questo blog, almeno una volta, la funzione di diario personale cerco di dipanare la trama di semplici eventi.
Tutto comincia a fine luglio quando il mio nuovo pc ha deciso di fare BOOM. Non un boom disastroso… ma fastidioso….quello si.
Ricorrere ai servigi del tecnico è stato doveroso.
Ma alquanto inappropriato visto il periodo.
“INTERVENTO TEMPESTIVO” nelle 2 settimane a cavallo tra luglio e agosto è un concetto davvero relativo ed azzardato, per cui ho dovuto subire il lento scorrere di questo periodo ferragostano.
Il detto “Da necessità virtù” mi è sembrato talmente a portata di mano da non poterlo non considerare.
Il caldo accentua le mie caratteristiche sicule rendendomi ancora più lenta e pigra, il richiamo del mare diventa irresistibile e la voglia di stare fuori a cazzeggiare ….davvero impertinente.
Ad un certo punto ho frapposto fra me e la vita qui dentro….il silenzio. E dunque è capitato che dal silenzio giungessero risposte a domande neanche formulate, percezioni prepotenti di stanchezza ed un inevitabile bisogno di stasi.
Già….per un mese mi sono disconnessa col cervello. Niente mail, niente blog, niente web, niente di niente. Un niente assoluto.
Ho voluto prendere una pausa da una parte di me per concedere più spazio ad un altro lato di quella me stessa che adesso mi pare di conoscere meglio.
Io sono una mamma single e dunque il da fare non mi è proprio mancato!
Per la prima volta da anni, ho vissuto una di quelle estati da manuale….di quelle che prevedono almeno 6 ore di mare al giorno e falò sulla spiaggia e pioggia di stelle cadenti. Ho fatto la formichina mettendo da parte sensazioni e sospiri per il lungo inverno che seguirà.
Già questa settimana l’affluenza turistica è cominciata a scemare e continuerà così fin quando a settembre tutti quanti non saranno rientrati nelle città, lasciando questo angolo di mondo alla dolce fine dell’estate e a chi vi abita tutto l’anno. Attendo con impazienza quei pomeriggi settembrini quando l’aria sarà un po’ più fresca e i tramonti di una bellezza struggente.
Fra qualche giorno mi rimetterò a lavoro anche sul blog ritornando ai miei post intrisi di caffè e parole….ed anche Arietta pare abbia intenzione di riprendere il lavoro……
Per il momento un grosso bacio a tutti voi


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domenica, 22 luglio 2007
- 19:18

  

Che caldo fa....

un caffè shakerato?

e magari un pò di panna?



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lunedì, 16 luglio 2007
- 21:39

 pensieri 

Pensieri densi che si impicciano sulla pelle.

Una tazza di caffè nero.

E lo sguardo che crocifigge un silenzio insopportabile.

Forse domani sarà meglio di oggi…..

 



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martedì, 10 luglio 2007
- 17:19

 work in progress 



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venerdì, 06 luglio 2007
- 12:18

 Un caffè africano 

“Tutta la regione che si estende attorno a Nairobi, a nord soprattutto, è coltivata a caffè .E’  popolata di gente che non fa altro che pensare al caffè, al caffè che occorre piantare, mondare, raccogliere, al caffè di cui si sogna la notte, sempre preoccupati delle migliorie da apportare a una coltura delicata.”

E ancora…

 “ Alla fattoria coltivavamo caffè. Eravamo un po’ troppo in alto, per il caffè e si faticava sodo:

Non siamo mai stati ricchi. Ma una piantagione di caffè, quando si impadronisce di noi, non ci lascia più…

Coltivare il caffè è un lavoro lungo, ben diverso da come si immagina quando, giovani noi stessi e pieni di speranze, si portano dai viavai, sotto la pioggia dirotta, le cassette coi giovani germogli lucenti e quando si esce nei campi con tutta la gente della fattoria per sorvegliare come sistemano le piante una accanto all’altra, nella terra molle che le farà crescere e come le circondano di fitti sipari di rami strappati agli arbusti per proteggerle dal sole, perché il privilegio di tutte le cose giovani è l’oscurità….Il fiore di caffè ha un aroma delicato e leggermente amaro, come quello dei fiori di biancospino. Quando le bacche mature facevano rosseggiare i campi, anche le donne e i bambini, i totos, come li chiamavano, venivano a fare la raccolta insieme agli uomini: alla fine portavano il caffè allo stabilimento vicino al fiume coi carri e le carriole….”

Queste sono pagine tratte da “La mia Africa” di Karen Blixen, una donna che ha infranto tutti gli schemi del suo tempo concedendosi il lusso di pensare con la propria testa per raggiungere se stessa al proprio interno

“Gli africani, entrarono nella mia esistenza come una risposta ad un’interrogazione profonda della mia natura, forse ai miei sogni di infanzia, alla poesia che avevo letto e adorato a lungo allora o alle emozioni ed agli istinti che giacevano nel più profondo della mia anima.”

Karen Blixen  era una donna danese facoltosa per nascita, nobile per matrimonio. Frequenta, durante la giovinezza, gli ambienti molli e agiati della upperclass  di Copenaghen non gradendone appieno le compagnie al punto di decidere di spostarsi con l’ancora fidanzato in Africa, il  cugino Barone Bror von Blixen Finecke.

Il suo spirito libero la proietta alla ricerca di emozioni forti e  reali ma dovendo comunque sottostare ad un certa etichetta (dei primi del 900) decide di sposare il cugino proprio in Kenya dopo un certo periodo di convivenza

Il matrimonio è solo una parvenza, il marito è sempre occupato in battute di caccia e per altro alla continua ricerca di avventure sessuali . Questa sua tendenza all’evasione segnerà la vita di entrambi per una malattia venerea contratta e in seguito trasmessa alla giovane moglie (di cui morirà).

Appena marito e moglie, decidono di spostarsi in una piantagione di caffè nei pressi di Nairobi dove la Blixen vivrà per ben 17 anni nonostante il divorzio avvenuto al settimo anno di matrimonio. La piantagione di caffè diventa il suo scopo di vita e la dirige con intelligenza e caparbia. Da sola.

Ma nel 1931 il crollo del mercato del caffè sancisce la fine del suo sogno. I pochi anni di sopravvivenza forzata la costringono a dover abbandonare il suo sogno e l’Africa.

E proprio il “mal d’Africa” sarà l’imput a pubblicare in forma romanzata il diario tenuto durante il periodo vissuto in Kenya

Avete letto il romanzo o visto il film?

 



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lunedì, 02 luglio 2007
- 14:59

 Detto questo....detto tutto! 

E voi....

...quale è la cosa che fate meglio per eccitare il vostro partner?



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venerdì, 29 giugno 2007
- 21:10

 Caffè Nero Bollente 

Ammazzo il tempo bevendo
caffe' nero bollente
in questo nido scaldato
gia' dal sole paziente
ma tu che smetti alle tre
poi torni a casa da me
tu che non senti piu' niente
mi avveleni la mente
Un filo azzurro di luce
scappa dalle serrande
e cerco invano qualcosa
da inventare in mutande
un'automobile passa
e una mosca vola bassa
mi ronza gira gira
ma sbaglio la mira
Vorrei cercare qualche cosa
da fare fuori
e camminare senza orgoglio
darsi a un rubacuori
Ma io come Giuda
so vendermi nuda
la strada conosco
attirarti nel bosco
attirarti nel bosco attirarti
Voci di strada all'orecchio
tutto è poco eccitante
in questo inverno colore
caffe' nero bollente
ammazzo il tempo cosi'
ma scappero' via di qui
da questa casa galera
che mi fa prigioniera
Con gli occhi chiusi
a mille miglia per conto mio
odio la sveglia che mi sveglia
oh mio Dio
Ma io come Giuda
so vendermi nuda
da sola sul letto
mi abbraccio mi cucco
malinconico digiuno
senza nessuno
Io non ho bisogno di te
perchè io non ho bisogno di te
io non ho bisogno di te
perchè io non ho bisogno
delle tue mani mi basto sola
E ammazzo il tempo bevendo
caffe' nero bollente
in questo nido scaldato
ormai da un sole paziente
che brucia dentro di me
che è forte come il caffe'
un pomeriggio cosi'
oh no non voglio star qui
E poi mi fermo
per guardarmi un istante
le smagliature della vita
sono tante
Un ballo in cucina
e sono ancora bambina
un pranzo da sposa
e buttero' giu' qualcosa
e questa voglia che non passa
mentre dentro bussa
Io non ho bisogno di te
perchè io non ho bisogno di te
Io non ho bisogno di te
perchè io non ho bisogno di te
perchè io non ho bisogno di te
perchè io non ho bisogno di te
perchè io non ho bisogno di te
io non ho bisogno di te

Caffè nero bollente è un testo audace  per l’epoca in cui viene presentato al festival di Sanremo. Era il 1981 e il concetto dell’autoerotismo non credo fosse stato recepito completamente  dalla direzione artistica di Gianni Ravera e dalla sua Publisrei. Sicuramente le orde di massaie benpensanti che si dilettarono a ripetere a squarciagola  "Io come Giuda so vendermi nuda: da sola sul letto, mi abbraccio, mi cucco (…) non ho bisogno delle tue mani, mi basto da sola" durante le pulizie di fine stagione , non immaginavano a quale genere di trastullo la giovane Mannoia si riferisse.

L'autoerotismo, già protagonista del brano "L'America" lanciato nel 1980 da Gianna Nannini, inorridisce  Sanremo, questo scrive Gianni Borgna nella sua Soria della canzone italiana "Con quest'inno alla masturbazione e al separatismo femminile le distanze dai vecchi Festival di Nilla Pizzi ma anche di Betty Curtis diventano abissali, incolmabili"

Ovviamente i critici  non risparmiarono all’esecutrice del testo  giudizi forti. Per questo motivo la stessa provvederà alla cancellazione del brano dal suo repertorio. Intervistata da un giornalista del Corriere della sera si giustificherà in questo modo: "Quello è un periodo molto lontano e che io certamente non rinnego anche se non mi sento ancora pronta a portare sul palco quelle atmosfere. Quando ho iniziato a cantare ero giovanissima e non riuscivo a capire molto bene cosa succedeva intorno a me, non c'erano progetti precisi"….secondo me neanche lei era al corrente di ciò che l’autore del brano, ovvero Mimmo, Cavallo volesse effettivamente dire.

Solo quando Fiorella Mannoia diventerà la seducente ed intelligente e matura interprete che oggi conosciamo, si riconcilierà con questo testo, spesso utilizzato nell’apertura dei suoi concetti.

Conosco persone, donne nella fattispecie, che tutt’oggi non trovano il coraggio di ammettere davanti ad altri di masturbarsi. Ma è davvero un crimine talmente grave?

 



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mercoledì, 27 giugno 2007
- 19:52

 Per gli amanti dell'Hag o simili 

Essendo il caffè la bevanda più consumata dopo l’acqua è stato oggetto di studi e valutazioni  testanti  l’effetto che i componenti di questa sostanza hanno sulla nostra salute.

Valutiamo il caffè da un punto di vista chimico:

La bevanda è ottenuta per infusione da  un rapido passaggio dell’acqua bollente attraverso il macinato posto all’interno del  filtro. Il risultato è una miscela di  lipidi, vitamine, aminoacidi, alcaloidi e composti fenolici (tutto questo semplificando se si considera che sono circa 1000 gli elementi molecolari conosciuti ad oggi). Per quanto riguarda la biologia umana i componenti  rilevanti sono:

I diterpeni , l’acido clorogenico  e MOI……

La caffeina è un alcaloide, una sostanza di origine vegetale, della famiglia delle purine. Questa si trova sia nei  semi, sia nei frutti, sia nelle foglie di oltre 60 piante. L’assunzione di tale sostanza è oggi possibile su vasta scala perché bevande semplici come quelle analcoliche (cola, energetiche) ne contengono anche in dosi relativamente elevate. La capacità che maggiormente riconosciamo alla caffeina è quella di stimolare il sistema nervoso centrale ma tuttavia le dosi assunte normalmente non implicano alcuna alterazione minacciosa, anzi questa attenua il senso di fatica rinvigorendo il corpo e lo spirito e agisce anche come agente diuretico. Nonostante siano state accertate le sue azioni benefiche adeguando la giusta quantità giornaliera (fino a 5 o 6 caffè al dì) ma purroppo non tutti i miti sono stati sfatati.

Però indubbiamente esistono casi di intolleranza anche importante per cui diventa necessario ricorrere al caffè decaffeinato.

La decaffeinizzazione è un processo lungo ed elaborato. Esistono metodi differenti, vediamoli insieme.

Vi è un metodo chimico che prevede l’immersione del  chicco ancora verde in un solvente chimico dopo essere stato esposto al vapore o lasciato in ammollo all’acqua bollente. Dopo avere atteso i tempi di solvenza della caffeina, il chicco subirà il processo iniziale di lavatura per poi essere essiccato.

Un altro metodo, più naturale ma meno produttivo, prevede invece un lungo bagno del chicco in acqua bollente. Questo lavaggio però non priverà il caffè solo della caffeina ma anche dei composti aromatici che lo caratterizzano. Per cui occorre recuperare l’acqua usata, aggiungere un solvente per la caffeina e non per i composti e poi rituffare il chicco affinchè possa riconquistare ciò che aveva perso.

Un metodo di nuova concezione prevede invece l’uso del diossido di carbonio che pare attacchi direttamente solo l molecole della tanto odiata(da non pochi….ihihihih) caffeina.

E’ inevitabile che nel deprivare la drupa (il frutto) da tale sostanza, si perda molto sia nell’aroma che nel gusto. E’consigliabile dunque optare per un dec espresso, il cui procedimento a pressione sembra ridargli la giusta verve.

Una piccola curiosità:

E’ stato Ludwig Roselius nel 1905 in Germania a sperimentare la decaffeinizzazione industriale, nacque così il caffè Hag. La percentuale massima di caffeina in questo caso non deve superare lo 0,1%.

…..contenti voi.



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domenica, 24 giugno 2007
- 22:32

 la tazza 

Odio bere il caffè in quegli orribili bicchierini di plastica. Per questo mi riservo nel  recarmi al cospetto di  quelle macchinette che per altri motivi sono diventate il fulcro sociale di uffici e grandi magazzini…(ma di questo parleremo un’altra volta).

Il caffè deve essere servito e bevuto in tazza, a ciascuno la propria secondo il proprio gusto….perchè di tazzine ce ne sono di molteplici tipi. A bocca larga, a bocca stretta, più o meno spesse, di ceramica, di porcellana, d’argento e di coccio, la mazagran o la chique o la zarph…..

Non credo esista quella giusta anche se la scelta dei veri intenditori ricade sulla “classica” tazza di porcellana bianca che ha la capacità di preservare il calore, non modificarne il sapore e rendere a perfezione il colore. Ma conosciamone la storia.

I primi contenitori per bere il caffè erano piccoli bicchieri, simili a portauovo, il cui uso risale fin dai tempi delle crociate. Il nome arabo era appunto “tassa”. I primi servizi da caffè preziosi sono di origine turca, infatti questa moda invase Istanbul intorno al 1400. Il pezzo più importante del servizio era la caffettiera in tombak ovvero una lega di zinco e rame. A questa si accompagnavano tazze di ceramica Kutahya e Iznik, , più simili a bicchierini, e per evitare che ci si scottasse le dita venivano sostenute dagli zarf , supporti in rame o in argento con una piccola impugnatura che ne facilitava la presa.

In Europa la diffusione di questi oggetti avviene in un periodo posteriore cioè all’inizio del XVIII, quando la moda del caffè ed il gusto per le suppellettili da tavola si diffonde tra le classi nobili. Luigi XV torrefaceva i chicchi in un bruciatore d’argento e preparava la bevanda con caffettiere adattate apposta per lui dal gioielliere Duvaux che produsse su commissione dello stesso sovrano un macinino d’oro intarsiato per la favorita Madame Pompadour.

Intorno al 1750 la tazza con relativo piattino diventa la formula più classica per servire il caffè.

Nel 1827 una stampa di Boilly prova come sia diffusa la pratica di versare il caffè nel piattino per raffreddarlo, cosa aborrita da chi teneva all’etichetta., come sostiene de  La Reynière nel manuale degli anfitrioni(1808)

“….questi  assaporerà il proprio caffè e osserveremo che l’abitudine vuole che lo beva nella tazza e che, per quanto bollente sia questo liquore, non potrà versarlo nel piattino. Significherebbe mancare di buona creanza.” E ci mancherebbe altro, aggiungo io anche se mi pare ugualmente incivile berlo contenuto nella plastica o il cartoncino….

Il caffè è un rito…..



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giovedì, 21 giugno 2007
- 15:42

 amore al caffè 

 

Amo il tuo color caffè.

I tuoi capelli caffè.

La tua gola caffè.

Amo quando per me tu danzi.

Allora odo mormorare.

Tutti i tuoi braccialetti.

Deliziosi braccialetti.

Dondolano  ai tuoi piedi.

Color caffè.

Come amo il tuo color caffè…

L’amore senza filosofare

È come il caffè

Troppo in fretta passato

Ma cui tu vuoi io faccia l’abitudine

                             Serge Gainsbourg

Ovvero l’autore di …. Je t'aime... moi non plus.

Curiosità:


Grande scandalo suscitarono alcune sue esibizioni televisive negli anni 80', da ricordare la sua partecipazione ad uno spettacolo televisivo nel quale bruciò in diretta una banconota da 500 franchi francesi, proibito per legge, e l'ormai famosa trasmissione in diretta tv in cui, in perfetto inglese, dichiarò a Whitney Houston, ospite con lui del programma, l'intenzione di volersela portare a letto alla fine del programma televisivo



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lunedì, 18 giugno 2007
- 08:16

  

 

Su…via Leo, non puoi incavolarti per un caffè!! Se penso che mi toccherà stare per secoli dietro un vetro blindato…..di qualcosa dovrò pur sorridere, no?

E questo caffè con panna mi lascia il dolce in bocca…tesoro.

Per cui goditi

THE MONALISA SMILE……

 



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domenica, 17 giugno 2007
- 12:30